Cosa ti spinge a creare?
Creare è ciò che mi permette di rimanere allineata con me stessa. Dopo anni trascorsi nel mondo corporate — raggiungendo tutto ciò che “dovevo” — dentro di me si era fatto un vuoto che solo il disegno riusciva a colmare. L’arte è diventata il mio modo di elaborare il cambiamento, guarire vecchi strati e restare connessa alla mia vera essenza.
Cosa ti ispira?
Il mio percorso multiculturale — Hong Kong, Aotearoa, Regno Unito, Australia e ora la Toscana — plasma continuamente il mio sguardo. Mi ispirano l’identità, la reinvenzione, il movimento tra culture diverse, la bellezza dei piccoli dettagli e il coraggio necessario per ricominciare in un nuovo paese (e in una nuova lingua).
Come dai vita alle tue opere?
Mi muovo tra due energie: la fluidità dell’acquerello, dove lascio che siano i colori a guidarmi, e la precisione del tratto fine — una disciplina ereditata dai miei anni nella tecnologia. Nei miei lavori nascondo spesso dettagli inaspettati, inviti silenziosi a osservare più da vicino.
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